Cavalierato Enrico Rigotti

DAL 1951 COSTRUIAMO LE MIGLIORI PALAZZINE METTENDO TE AL CENTRO

ER – Rigotti Costruzioni nasce da una tradizione familiare lunga settant’anni. La mia passione per le costruzioni infatti trova le proprie radici in ciò che, nel lontano 1951, iniziò a fare mio nonno (che proprio come me, si chiamava Enrico!): occuparsi di edilizia.

Ho iniziato a costruire immobili residenziali nel 2012.

No, non mi sono inventato di sana pianta una professione! La mia famiglia, infatti, per lungo tempo è stata attiva nel campo.

E proprio loro mi hanno trasmesso tutti i grandi insegnamenti che cerco di mettere in pratica, con il Metodo ER, il metodo di lavoro di ER – Rigotti Costruzioni.

Ovvero, offrire un servizio di massima qualitа, esaudendo uno dei sogni più grandi delle persone. Perché diciamocelo, comprare casa è uno dei desideri più profondi della vita di ognuno, e viene vissuto da tutti come il passo più importante che potremmo mai compiere. In effetti, si tratta di spendere centinaia di migliaia di euro per qualcosa che sarà tuo per sempre, e che rimarrà anche a tutte le tue future generazioni.

Capirai dunque che occuparmi di realizzare abitazioni mi dа una grandissima responsabilitа, e soprattutto mi rende una parte significativa del percorso di molti.

Ora tu dirai “Enrico, le tue sono bellissime parole, ma come posso essere sicuro che mi possa fidare del tuo lavoro?”

Beh, hai ragione a porti questo dubbio. E proprio per questo ho deciso di raccontarti la storia della mia famiglia: solo così capirai che le mie competenze in questo settore hanno radici lontane.

Perciò, come è iniziato tutto?

Per capirlo dobbiamo fare un salto non indifferente nel passato: dobbiamo tornare al 1951! Mio nonno, Enrico Rigotti è un giovincello di Mezzocorona, un paesino in provincia di Trento dedicato principalmente alla viticoltura.

Con la ripartenza dopo il periodo bellico, l’agricoltura e i vigneti la rifecero da padrona.

Mio nonno Enrico però, con un’intuizione molto moderna per l’epoca, capì che quello non era sufficiente per dare un futuro non solo a lui e alla nonna Tullia, ma anche ai suoi figli (mio papà Giorgio sarebbe arrivato da lì a poco!).

Per questo nel 1951 iniziò a lavorare nel mondo delle costruzioni come carpentiere, aiutando un suo cognato. Trovava lavori ovunque nel nostro territorio, e rimboccandosi le maniche si dava da fare. Era davvero faticoso, senza tutti gli strumenti che oggi abbiamo.

Sole, pioggia, vento, neve: qualsiasi fossero le condizioni atmosferiche lui usciva per dare da mangiare alla sua famiglia. Come ben sai, in Trentino il clima è una vera e propria tortura cinese. D’estate c’è un caldo becco, e di inverno ti si gelano parti del corpo che non pensavi nemmeno di avere.

In tutto questo mio nonno Enrico era là fuori a farsi il mazzo. Un vero e proprio eroe.

Grazie alle sue fatiche, mio nonno iniziò a farsi conoscere. Sapeva farci, era bravo e preciso, fin troppo puntiglioso nel lavoro (una caratteristica che mi ha sicuramente passato, poiché anche io posso essere un vero rompi scatole con i miei collaboratori e con chi lavora per me se tutto non è preciso al millimetro).

Questo però lo rendeva estremamente richiesto. Ed è proprio da questo presupposto, che nel 1958 prese una decisione che avrebbe per sempre cambiato le nostre vite: perché non mettersi in proprio?

Nonostante le remore della nonna, che credeva fosse un rischio troppo elevato, decise di mettere in piedi, con i pochi mezzi che aveva, la sua impresa edile. È così che nasce la sua Rigotti Costruzioni.

All’epoca la società consisteva in una sola persona: lui. Lui era responsabile vendite, lui era responsabile del cantiere, lui era l’operaio, lui si occupava di contattare i fornitori per trovare i materiali. Non c’erano altri.

L’unico aiuto era quello della nonna, che per risparmiare gli cuciva delle divise da lavoro dai vecchi stracci che trovava ad un mercatino delle pulci che facevano ogni tanto in piazza.

In men che non si dica, si trovò con la responsabilitа di seguire una piuttosto grande costruzione per un contadino del posto, che decise di realizzare una casa per lui vicino al proprio campo. Mio nonno in quel caso si diede da fare e, rispettando tutti gli accordi presi, riuscì a realizzare questa abitazione nei tempi prestabiliti (nonostante fosse da solo!).

All’epoca questo fece molto scalpore in paese, poiché nessuno era in grado di fare un lavoro di questo tipo a questo ritmo.

Nel periodo successivo, quindi, arrivarono altri incarichi.

Quando il lavoro iniziò ad essere troppo per una persona sola, mio nonno iniziò ad assumere alcuni collaboratori. Anche questa storia è una vera e propria leggenda nella nostra famiglia. Si trattava magari di seguire due costruzioni contemporaneamente (niente di grandioso!), eppure la cosa si trasformò in un vero e proprio percorso ad ostacoli per mio nonno Enrico.

D’altronde, in paese erano perlopiù agricoltori, e non avevano la minima idea di come fare il lavoro di carpentiere. Mio nonno non poteva di certo perderci la faccia, quindi si ritrovò ad insegnare a questi suoi nuovi apprendisti il mestiere, un po’ come una maestra elementare insegna ai bambini a scrivere. Se la maestra deve partire spiegando come tenere la penna in mano, mio nonno allo stesso modo dovette addirittura far vedere come reggere una cazzuola. Un’avventura da titani!

I primi anni dell’attivitа vennero comunque svolti contando solo sulla forza delle persone: niente gru, niente mezzi o scavatori. Non c’erano camion. Tutto quello che avevano a disposizione era un motocarro a 3 ruote che mio nonno comprò dopo i primi guadagni.

Se non hai presente di che auto si tratti, te lo spiego io: era tipo una Ape Piaggio molto capiente (per i tempi). La cosa che all’epoca si avvicinava di più ad un furgone.

Data la sua particolare forma, poteva essere utilizzata per trasportare persone e materiali in maniera più agevole. Tuttavia, era anche un mezzo non del tutto sicuro (tanto che mia nonna Tullia dopo che vide quel mezzo la prima volta vietò categoricamente a mio nonno di far salire sopra quel trabiccolo qualsiasi membro della nostra famiglia).

La prima vera svolta, per il nonno e la sua attività, arrivò nel 1960.

Due avvenimenti cambiarono la sua vita (e quella di tutta la nostra famiglia per sempre).

Per capire il primo, devo però fare una piccola introduzione.

A Mezzocorona c’è una grotta nella quale i devoti della Madonna di Lourdes vanno a pregare. Sin dall’inizio del 900 quella piccola conca naturale venne adibita dalla parrocchia locale a luogo di devozione.

Ha quindi un ruolo simbolico molto importante questo piccolo anfratto.

Nel 1960 venne donata una nuova statua da inserire per sostituire quella già esistente. L’impresa edile (e mio nonno!) vennero incaricati di realizzare questa sostituzione in uno dei punti più importanti della comunità del mio comune. Questo diede ancora più lustro al suo lavoro.

Nel frattempo, un secondo evento che diede una notevole propulsione a mio nonno, fu il boom economico, che iniziò a farsi sentire anche a Mezzocorona. I vigneti della zona iniziarono ad avere sempre più importanza (e a portare sempre più guadagni), ed iniziarono a nascere anche le prime, piccole, industrie. È incredibile, considerando che, fino a qualche tempo prima, non si aveva la benchè minima idea di cosa ci potesse essere oltre il settore primario!

Questo ritrovato benessere portò quindi le persone a volersi “sistemare”. Chiaramente, uno dei principali passi che tutti volevano compiere per arrivare a tale obiettivo era farsi una casa.

Mio nonno quindi si trovò, nel giro di poco tempo, a decuplicare le richieste.

Questo ovviamente, lo spinse a crescere, per far sì di dare risposta a tutti i lavori che gli venivano commissionati. Però, non bastava assumere più personale. Servivano anche i mezzi. Il solo motocarro ormai non era più abbastanza: serviva altro per velocizzare il lavoro in modo da stare dietro a tutti i progetti!

È così che, come prima mossa, decise di comprare uno scavatore. Questo avrebbe ridotto drasticamente i tempi di consegna.

Il fatto è che, fino a quel momento, nessuno aveva visto bestioni del genere girare per le strade comunali, che non erano nemmeno così adatte a quei mezzi pesanti.

Poi… è anche esagerato chiamarli mezzi pesanti (o bestioni). Prova ad immaginare come potesse essere uno scavatore nei primi anni ’60. Probabilmente l’immagine ora nella tua testa è una Peg Perego (la piccola auto elettrica per bambini) con una paletta da spiaggia davanti. Beh, ti assicuro che non ci sei andato molto lontano!

Nonostante questo, la prima volta che varcò i confini con quel coso “enorme” tutti scesero in piazza per vederlo, parroco compreso. E non sto scherzando: il prete della parrocchia di Mezzocorona uscì con l’aspersorio a benedirlo!

Da quel momento in poi, la Rigotti Costruzioni si trasformò. Da piccola realtà stava diventando, sempre di più, una grande azienda. E c’è da dire una cosa: i numeri erano dalla parte di mio nonno!

Certo, il boom portò benefici, ma anche concorrenza!

Ed è qui, in un momento non di certo semplice, che mio nonno Enrico capì una cosa, che ci ha insegnato e tramandato: decise infatti di trasformare la propria attività. Avendo capito che, mettendosi sullo stesso piano di tutti questi concorrenti, ne sarebbe uscito con le ossa rotte, decise di trovare un modo che lo rendesse unico rispetto a tutti gli altri.

È così che iniziò a dare estrema importanza alla qualità dei materiali usati in tutte le fasi di realizzazione degli immobili. Non che prima non si focalizzasse su questo tema, ma da quell’istante cominciò una ricerca continua al top della gamma, si trattasse di infissi, pavimenti, tubature o isolazioni.

Inizialmente questo rappresentò un vero e proprio choc per le finanze della Rigotti Costruzioni: i costi di produzione aumentarono a dismisura. Questo ovviamente rese necessario un successivo aumento del prezzo degli immobili (altrimenti non ci sarebbe mai stato dentro, e non poteva di certo lavorare per la gloria!).

Sul subito la gente faticò a riconoscere l’aumento della qualità, e questo portò molti a non considerarci nemmeno più per la loro abitazione. Purtroppo le persone tendono, nell’immediato, a guardare solo al prezzo, senza pensare alle conseguenze disastrose che può avere una casa costruita con materiali e tecniche economiche. Sono stati dei mesi di vera e propria crisi. Avendo poi molti dipendenti, e quindi molte famiglie che mangiavano grazie all’azienda di mio nonno, il tutto si fece ancora più complesso per lui.

Sul lungo periodo però, questa scelta si rivelò vincente.

D’altronde, si accorsero in molti di come un maggiore livello dell’abitazione, nel tempo, si traduceva spesso in meno scocciature: meno costi di manutenzione, meno spese di gestione e un miglior mantenimento del valore nel tempo.

Il successo di mio nonno fu tale che, nel 1984, venne nominato addirittura Cavaliere del Lavoro dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini.

Dopo la morte di mio nonno Enrico, nel 1998, la Rigotti Costruzioni passò definitivamente in mano a mio papа Giorgio (che già era attivo nella gestione dell’attività da anni a causa della malattia di mio nonno), aiutato dai suoi fratelli.

Lui se ne continuò ad occupare fino al 2004, quando un gruppo di imprenditori gli fece una delle classiche offerte che non si possono proprio rifiutare: comprare l’azienda. Mio papà ed i suoi soci accettarono. D’altronde l’attività era diventata sempre più grande, arrivando a superare i 200 dipendenti, e la gestione era diventata sempre più impegnativa.

Poi, la prospettiva per passarla a me o mio fratello era lontana: noi eravamo gli unici che avrebbero potuto prendere in mano le redini fra i cugini, ma all’epoca eravamo bambini/adolescenti, e di certo non si poteva sapere se saremmo stati interessati o meno!

Dunque sembrava che tutto, per noi, nel mondo delle costruzioni, si sarebbe fermato lì.

E qui arriviamo al 2012.

C’è da dire una cosa: crescendo, la mia passione e la mia curiosità per questo mondo si è fatta sentire. Ascoltavo sempre incuriosito le storie che raccontava mio papа sull’azienda che un tempo era nostra e su tutte le peripezie affrontate dalla nostra famiglia.

Io ho capito che avevamo tra le nostre mani un vero e proprio tesoro di conoscenze, e queste dovevano essere sfruttate!

Ecco perché ho deciso di rimettermi in gioco.

Una tradizione così lunga non poteva solo rimanere confinata a degli aneddoti affascinanti e divertenti. Quindi, quando finalmente ho compreso che il mio futuro sarebbe stato nel mondo delle costruzioni, in quell’anno ho deciso di ampliare il mio interesse nell’immobiliare ed iniziare a fare anche operazioni immobiliari di larga scala (la costruzione di palazzine).

Però mi sono anche reso conto di tutti i problemi che affliggevano il settore edile. La crisi del 2008 aveva lasciato un’eredità pesante: i costruttori sembravano più interessati al loro tornaconto personale che ad esaudire i sogni dei loro clienti di avere una casa di proprietà senza intoppi, problemi, ansie e non ricevendo un servizio eccellente.

D’altronde, le difficoltà della recessione furono catastrofiche: sempre meno soldi entravano nelle casse degli imprenditori, e molti decisero di correre ai ripari risparmiando su materiali e manodopera, nonché servizio clienti.

Se già per via del boom del settore immobiliare degli anni 2000, per via dell’ingresso nel mercato di tanti costruttori improvvisati, le case che venivano costruite erano tutte di bassa qualità, la recessione non fece altro che aumentare questa tendenza, aumentando le pecche degli edifici e soprattutto progettandole non tenendo conto di tutte le esigenze che oggigiorno le persone hanno quando si parla dell’abitare.

Avevo capito che non poteva più essere così, anche se quella stava diventando “la regola”: ecco che, col tempo, ho strutturato un metodo di lavoro che garantisce alle persone di avere davvero la loro casa dei sogni, arrivandoci grazie ad “un’esperienza cliente” eccellente: il Metodo ER!

Inoltre, in onore di mio nonno, che tanto mi ha insegnato, ho deciso di tornare alle origini, chiamando la mia azienda proprio ER – Rigotti Costruzioni.

Il mio obiettivo, proprio come fu per mio nonno, è solo uno: mettere il cliente al centro del progetto, facendogli fare la miglior esperienza della sua vita.

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